Dal diario di Anna Maria

«La “mia vecchietta” fu per me una grazia del Signore. Aveva 97 anni e viveva sola in una soffitta. Dopo poco tempo che la conobbi cadde ed ebbe diverse costole rotte oltre a contusioni su tutto il corpo… La feci visitare da una dottoressa e l’accudivo prima e dopo la scuola».
«Avevo 19 anni e andai a fare tirocinio in una classe di ragazze quasi della mia stessa età. Ognuna di loro aveva vissuto un dramma. C’erano figlie di carcerati, di alcolizzati, figlie di nessuno, altre che avevano vissuto esperienze sessuali con i propri fratelli o con il padre… Là non ero un’insegnante, ma prima di tutto dovevo essere madre e sorella per quelle povere creature.»

«Mi ritornavano in mente quasi come un ritornello continuo le parole di Marcello… Tornata a casa andai a riordinare la mia stanza, d’un tratto un bagliore violento mi accecò. Sembrava un fulmine, ma a lunga durata. Io non capivo più niente, ebbi solo la sensazione, come se il cuore mi si fermasse… Ma certo! Là si trovava la verità. L’Eucaristia era vera… Avrei dovuto servire il Signore più che potevo nella Chiesa cattolica! Non c’era più altra scelta.»

«Dopo la scuola andavo di corsa all’ospedale ad aiutare un ammalato paralizzato a mangiare e a rifargli il letto… Nel pomeriggio prima e dopo lo studio del piano altre medicazioni, altre visite… Presso gli ammalati incontravo spesso Marcello. Era lui stesso che mi ci mandava e mi guidava nel lavoro che svolgevo».