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2020 | FAMIGLIA ECCLESIALE MISSIONE CHIESA-MONDO | FAMIGLIA ECCLESIALE MISSIONE CHIESA-MONDO

Archivio annuale 2020

DiMissione Chiesa-Mondo

IN ASCOLTO DELLA PAROLA – 6

Presentiamo la sesta e ultima  meditazione di p. Salvatore Farì, sul tema “EFFATA’” per una revisione di vita alla luce della Parola di Dio e una lettura della propria vocazione – battesimale e religiosa – alla luce della propria condizione, per appassionarsi sempre di più al Vangelo e vivere un fruttuoso slancio missionario, sul tema: Effatà – APRITI ALLA FRATERNITA’

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DiMissione Chiesa-Mondo

IN ASCOLTO DELLA PAROLA – 5

Presentiamo la quinta  meditazione di p. Salvatore Farì, sul tema “EFFATA’” per una revisione di vita alla luce della Parola di Dio e una lettura della propria vocazione – battesimale e religiosa – alla luce della propria condizione, per appassionarsi sempre di più al Vangelo e vivere un fruttuoso slancio missionario.

Effatà – APRITI ALL’ACCOGLIENZA

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DiMissione Chiesa-Mondo

CAMMINIAMO CON LA RICONCILIAZIONE

Il video catechistico: “Incontriamo il Sacramento… del Perdono”, è frutto di un Progetto che ho realizzato, da p. Angelo Mangano, collaboratore pastorale della parrocchia Santa Maria di Ognina a Catania, principalmente, per e con ii gruppi del 2° Anno di Catechesi, ma vuole continuare ad essere anche un servizio, per un “Annuncio Missionario Digitale” per tutti gli educatori della fede, che si servono della “rete”.

 

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QUANDO DIO PARLA ATTRAVERSO I SUOI TESTIMONI

Una coppia al servizio del Vangelo, i Servi di Dio, coniugi Inguscio Marcello e Anna Maria, per i quali è in corso la causa di beatificazione, sono da considerare oggi dei veri “apostoli dei nostri tempi”. Ci piace riportare alcuni stralci della loro vita tratti dal libro scritto da Giuseppe Carciotto, ed. Chiesa-Mondo.

 

 

 

 

 

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IN ASCOLTO DELLA PAROLA – 4

Presentiamo la quarta  meditazione di p. Salvatore Farì, sul tema “EFFATA’” per una revisione di vita alla luce della Parola di Dio e una lettura della propria vocazione – battesimale e religiosa – alla luce della propria condizione, per appassionarsi sempre di più al Vangelo e vivere un fruttuoso slancio missionario.

Effatà – APRITI ALLA TESTIMONIANZA

 

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IN ASCOLTO DELLA PAROLA – 3

Presentiamo la terza  meditazione di p. Salvatore Farì, sul tema “EFFATA’” per una revisione di vita alla luce della Parola di Dio e una lettura della propria vocazione – battesimale e religiosa – alla luce della propria condizione, per appassionarsi sempre di più al Vangelo e vivere un fruttuoso slancio missionario.

Effatà – APRITI ALL’AMORE

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IN ASCOLTO DELLA PAROLA – 2

Presentiamo la seconda  meditazione di p. Salvatore Farì, sul tema “EFFATA’” per una revisione di vita alla luce della Parola di Dio e una lettura della propria vocazione – battesimale e religiosa – alla luce della propria condizione, per appassionarsi sempre di più al Vangelo e vivere un fruttuoso slancio missionario:  “EFFATA'”: IN ASCOLTO DELLA BELLEZZA

 

 

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IN ASCOLTO DELLA PAROLA – 1

Presentiamo 6 brevi meditazioni (una al giorno) di p. Salvatore Farì, sul tema “EFFATA'” per una revisione di vita alla luce della Parola di Dio e una lettura della propria vocazione – battesimale e religiosa – alla luce della propria condizione, per appassionarsi sempre di più al Vangelo e vivere un fruttuoso slancio missionario.

Prima Meditazione: Effatà – APRITI ALL’ASCOLTO

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FESTA DELLA FAMIGLIA ECCLESIALE “MISSIONE CHIESA-MONDO”

Oggi 3 maggio, domenica del Buon Pastore, la nostra Famiglia Ecclesiale celebra la sua giornata quest’anno ispirata alla 2^ tappa della Strada del Buon Pastore: “Seguilo egli ti conduce al pascolo”.
Data l’emergenza in atto non è possibile incontrarci ma vogliamo ugualmente sentirci uniti nella preghiera per ringraziare insieme il Signore attraverso questo video.

 

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CAMMINIAMO CON IL BATTESIMO

Il video catechistico: “Raccontiamoci il primo Sacramento che ci ha donato la ‘Vita nuova’ il Battesimo”, è frutto di un Progetto realizzato da p. Angelo Mangano, collaboratore pastorale della parrocchia Santa Maria di Ognina a Catania, principalmente, per e con il gruppo del 1° Anno di Catechesi, della Parrocchia ma vuole essere anche un servizio, per un “annuncio missionario digitale”, per tutti gli educatori della fede, che si servono della “rete”.

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PER UNA PARROCCHIA RIGENERATIVA

Dal Centro Liturgico Vincenziano è in uscita la prima pubblicazione della nuova collana: La Missione – Per una parrocchia rigenerativa. Prospettive e riflessioni da più punti di vista a cura di Salvatore Farì e Carmine Matarazzo e con la partecipazione della Missione Chiesa-Mondo

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Il distanziamento sociale causato dalla pandemia fa riscoprire la Chiesa Domestica di Don Giuseppe Raciti

Da questa Quaresima-Pasqua ne usciremo cambiati. Cambiano le nostre abitudini, le nostre relazioni interpersonali, il nostro modo di studiare e cambierà anche il nostro modo di essere Chiesa. Questo deserto quaresimale che non sarà superato neppure a Pasqua, segnerà il passo per un rinnovamento ecclesiale e pastorale che ha fatto fatica finora a decollare.

Dobbiamo ammettere, con lo stesso coraggio di Papa Francesco, «che l’appello alla revisione e al rinnovamento non ha ancora dato sufficienti frutti» (EG 28) e la chiesa del Vaticano II, del Popolo di Dio, sacerdotale, profetico e regale, fatica a tradursi in prassi pastorale.
Le motivazioni di tale fatica sono svariate, alcune delle quali sono state esaminate dallo stesso Pontefice che in EG parla di «accidia egoistica», «pessimismo sterile», «mondanità spirituale» ed altre, offrendo alcune terapie.

Ma io, da prete e pastore, ritengo che sia anche il risultato della paura clericale di perdere “potere”, o «uno spazio» per usare ancora una terminologia cara a Papa Francesco che, sempre in EG, invita la Chiesa a privilegiare il tempo anziché occupare spazi, perché «il tempo è superiore allo spazio» (EG. 222-225).

Questo “potere” che in realtà è una potestas più che potere, è servizio, connesso al ministero ordinato, in queste ultime settimane di “quaresima-quarantena”, lo abbiamo dovuto, per forza di cose, delegare ai nostri fratelli laici. Quanta fatica ha impiegato a decollare la corresponsabilità laicale nella vita e nella missione della chiesa, anche a motivo della resistenza, più o meno consapevole, di un clero che, se con una mano ammanniva il cibo solido della formazione teologica-pastorale, spirituale e biblica, finalizzata a rendere il laicato adulto ed autonomo rispetto al clero, con l’altra poi, nei fatti, si smentiva perché l’autonomia del laicato rispetto al clero, ci faceva sentire inutili o, peggio, talvolta anche scavalcati da un laico che ne sa più di un prete o che è più capace.

Tutto sarà diverso alla ripresa della “normalità”, non soltanto perché molti si ritroveranno disoccupati e busseranno alle porte delle nostre parrocchie, come già in parte sta accadendo, ma anche dal punto di vista ecclesiale e pastorale.

Da circa un mese ormai, i nostri laici, hanno dovuto “fare da soli”, a casa, riscoprendosi sacerdoti della famiglia, presidenti di celebrazioni domestiche, guide di preghiera, organizzatori del culto domestico, mettendo in pratica, di fatto, quel triplice munus sacerdotale, profetico e regale di Cristo cui partecipano tramite il battesimo.

Le case si sono finalmente trasformate in chiese domestiche, santuari, monasteri dove ritrovare il silenzio della preghiera in mezzo alla vita quotidiana, quel “deserto nella città” proposto da Fratel Carlo Carretto, ormai diversi anni or sono.

Tutto ciò che i documenti ufficiali del magistero della chiesa ed una pastorale accorta ha sempre cercato di realizzare, nella fatica di una formazione che rispettasse gli orari e gli impegni familiari, questo tempo di Quaresima-Pasqua vissuta tra le mura domestiche lo sta finalmente realizzando.

Al rientro nella vita ordinaria, noi pastori, non potremo più tornare a considerare questi fratelli laici, che la sofferenza ed il doversi gestire da soli la loro vita cristiana ha fatto maturare, come li abbiamo considerati prima di questa dolorosa, ma performativa esperienza. Non potremo più considerarli semplici spettatori passivi, di un clero che “gestisce” il sacro senza tenerli in considerazione.

Dovremmo partire dal riconoscere un ministero di fatto che hanno dato prova di saper svolgere come hanno potuto, e da lì ripartire per la chiesa di domani.
Nulla potrà più tornare come prima di questa esperienza di vita e di morte che stiamo vivendo. Mai come in questi giorni mi vengono in mente le Parole dell’Apostolo Paolo: «Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio…» (Rm 8,28) scorgendo in filigrana dentro questa triste e dolorosa storia, il filo rosso da cui ripartire per la chiesa di domani.

L’esperienza della pandemia ancora in corso, vede famiglie stroncate, vite perdute sotto gli occhi impotenti degli stessi sanitari o delle famiglie di appartenenza che non hanno potuto neppure essere a fianco ai loro cari durante la malattia o nel momento del trapasso. Ma nel frattempo ci sta restituendo ciò che ci siamo scordati di possedere: gli affetti, i legami, gli abbracci, il potersi guardare negli occhi, stringere una mano…ed ancora la famiglia, la preghiera, la parola di Dio ed un desiderio insaziabile di Eucaristia e comunità.

Ciascuno di noi, insieme al dolore e al sacrificio, sta ritrovando anche il gusto dell’appartenenza. Dalle famiglie, che finalmente hanno ritrovato se stesse, mettendo in campo tutte le migliori risorse umane e cristiane per superare i propri limiti in una convivenza forzata h24 alla quale ormai non eravamo più abituati, perché cresciuti con lo stereotipo di genitori che lavorano tutto il giorno e si ritrovano a mala pena la sera, quando non sono turnisti, fino alle comunità di vita consacrata che stanno riassaporando la gioia ed il conforto della vita comune, ritrovando fratelli e sorelle che avevano dimenticato di avere.

Da qui, come chiesa, dobbiamo ripartire, da questa Pasqua che ci auguriamo essere finalmente la nostra pasqua, la pasqua rinascita di tutti noi, di un corpo ecclesiale più coeso, più ministeriale in cui ciascun membro fa la sua parte, nel riconoscimento rispettoso di ruoli e competenze, evitando che la mano dica all’occhio non ho bisogno di te e viceversa.

Anche a noi Pastori questa Quaresima lascerà il segno: la consapevolezza che noi siamo Corpo di Cristo, insieme a tutto il santo Popolo di Dio fedele, e non senza. Insieme siamo la Chiesa di Cristo, insieme nella rispettosa corresponsabilità di ruoli e ministeri diversi ma al servizio del medesimo Corpo di Cristo. Abbiamo sperimentato ciò che sempre abbiamo saputo: non siamo preti da soli, siamo preti al servizio del sacerdozio comune di tutti i battezzati.
Presto sarà Pasqua, la Pasqua di Cristo e nella speranza la nostra Pasqua…

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ESERCIZI SPIRITUALI

DA LUNEDì 6 A MERCOLEDì 8 APRILE ORE 18,30

IN DIRETTA su:
Web: www.santamariadiognina.it

Facebook: Parrocchia Santa Maria di Ognina

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VIDEOCOMMENTO ALLA DOMENICA DELLE PALME di P. Salvatore Farì

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,1-11)

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma”».
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».

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INCONTRIAMO LA PAROLA CHE CI DONA LA VITA a cura di P. Angelo Mangano

Catechesi ai giovani su: La resurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45)

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

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VIDEOCOMMENTO ALLA V DOMENICA DI QUARESIMA di P. Salvatore Farì

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

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INCONTRIAMO LA PAROLA CHE ILLUMINA a cura di P. Angelo Mangano

Catechesi ai giovani su: Il cieco nato (Gv 9,1-41)

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

 

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INCONTRIAMO LA PAROLA CHE DISSETA di P. Angelo Mangano

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere»…..

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VIDEOCOMMENTO ALLA III DOMENICA DI QUARESIMA di P. Salvatore Farì

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore

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VIDEOCOMMENTO ALLA II DOMENICA DI QUARESIMA di P. Salvatore Farì

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti». (Mt 17,1-9)

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INCONTRO CON DON LUIGI MARIA EPICOCO A CATANIA

COMUNICAZIONE IMPORTANTE

Visto il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, d’intesa con l’Arcivescovo di Catania, comunichiamo che non si svolgerà l’incontro con
DON LUIGI MARIA EPICOCO
organizzato per
SABATO 14 MARZO 2020.
È rinviato a data da stabilire

SI PREGA DI DIFFONDERE IL PIU’ POSSIBILE. GRAZIE!

 

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PARROCCHIA IN MISSIONE

Tenendo conto delle urgenze e dei mutamenti che interpellano oggi la parrocchia, nonché dell’esperienza maturata negli anni proponiamo questo nuovo sussidio ad uso dei parroci e degli operatori pastorali pienamente impegnati nel dinamismo missionario e comunale della parrocchia.

di Missione Chiesa-Mondo       

Lidia Curcio, Francesco Luvarà, Giuseppe Raciti

ed. klimax,  10,00 euro

Cercalo in libreria o richiedi a: Missione Chiesa-Mondo

(per saperne di più clicca sul banner a destra)

 

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VIDEOCOMMENTO ALLA I DOMENICA DI QUARESIMA di P. Salvatore Farì

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. (Mt 4, 1-11)

P. Salvatore Farì, Vicario Episcopale per la Vita Consacrata , Diocesi di Napoli

 

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I CRISTIANI E LE GRANDI SFIDE DELLA CONTEMPORANEITA’

SABATO 28 FEBBRAIO dalle ore 19.30 alle ore 21.00 presso il Centro di Spiritualità di Via V. Casagrandi, 53 si svolgerà il secondo incontro sul tema: DAL BISOGNO DI AUTOAFFERMAZIONE… ALLA “SCOPERTA” DELLA COSCIENZA.
Gli incontri sono rivolti a tutti coloro che desiderano prendere consapevolezza, lasciarsi interrogare e confrontarsi sulle “sfide” culturali, sociali e religiose che ogni giorno ci interpellano.

Vi aspettiamo!

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LECTIO PASTORALIS

LUNEDI’ 24 FEBBRAIO ore 19,00 presso il Centro Pastorale di Cibali (Catania) – Via V. Casagrandi, 51 – si è svolta la Lectio Pastoralis su: La comunione nella molteplicità di carismi e ministeri – Mentalità sinodale e discernimento pastorale nei consigli di partecipazione ecclesiale, condotta da P. Giuseppe Raciti, MC-M e parroco di S. Nicolò di Misterbianco.

Commentando il testo della Prima lettera ai Corinzi: …Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune… (1 Cor 12, 1-31) P. Giuseppe Raciti, durante la Lectio pastoralis, ha sviluppato alcune tematiche – come lui ha detto – da armonizzare: comunione, carismi e ministeri (unità nella distinzione a servizio della medesima unità), sinodalità e mentalità sinodale.
Soffermandosi sulla sinodalità – un tema molto sentito nella Chiesa di oggi – «La sinodalità esprime l’essere soggetto di tutta la Chiesa e di tutti nella Chiesa. I credenti sono σύνoδοι, compagni di cammino, chiamati a essere soggetti attivi in quanto partecipi dell’unico sacerdozio di Cristo e destinatari dei diversi carismi elargiti dallo Spirito Santo in vista del bene comune….» ha poi concluso la sua lectio con le parole di Mons. Franco G. Brambilla: «La chiesa di domani sopravvivrà solo se sarà la chiesa di tutti…».

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