Archivio mensile Aprile 2020

DiMissione Chiesa-Mondo

PER UNA PARROCCHIA RIGENERATIVA

Dal Centro Liturgico Vincenziano è in uscita la prima pubblicazione della nuova collana: La Missione – Per una parrocchia rigenerativa. Prospettive e riflessioni da più punti di vista a cura di Salvatore Farì e Carmine Matarazzo e con la partecipazione della Missione Chiesa-Mondo

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Il distanziamento sociale causato dalla pandemia fa riscoprire la Chiesa Domestica di Don Giuseppe Raciti

Da questa Quaresima-Pasqua ne usciremo cambiati. Cambiano le nostre abitudini, le nostre relazioni interpersonali, il nostro modo di studiare e cambierà anche il nostro modo di essere Chiesa. Questo deserto quaresimale che non sarà superato neppure a Pasqua, segnerà il passo per un rinnovamento ecclesiale e pastorale che ha fatto fatica finora a decollare.

Dobbiamo ammettere, con lo stesso coraggio di Papa Francesco, «che l’appello alla revisione e al rinnovamento non ha ancora dato sufficienti frutti» (EG 28) e la chiesa del Vaticano II, del Popolo di Dio, sacerdotale, profetico e regale, fatica a tradursi in prassi pastorale.
Le motivazioni di tale fatica sono svariate, alcune delle quali sono state esaminate dallo stesso Pontefice che in EG parla di «accidia egoistica», «pessimismo sterile», «mondanità spirituale» ed altre, offrendo alcune terapie.

Ma io, da prete e pastore, ritengo che sia anche il risultato della paura clericale di perdere “potere”, o «uno spazio» per usare ancora una terminologia cara a Papa Francesco che, sempre in EG, invita la Chiesa a privilegiare il tempo anziché occupare spazi, perché «il tempo è superiore allo spazio» (EG. 222-225).

Questo “potere” che in realtà è una potestas più che potere, è servizio, connesso al ministero ordinato, in queste ultime settimane di “quaresima-quarantena”, lo abbiamo dovuto, per forza di cose, delegare ai nostri fratelli laici. Quanta fatica ha impiegato a decollare la corresponsabilità laicale nella vita e nella missione della chiesa, anche a motivo della resistenza, più o meno consapevole, di un clero che, se con una mano ammanniva il cibo solido della formazione teologica-pastorale, spirituale e biblica, finalizzata a rendere il laicato adulto ed autonomo rispetto al clero, con l’altra poi, nei fatti, si smentiva perché l’autonomia del laicato rispetto al clero, ci faceva sentire inutili o, peggio, talvolta anche scavalcati da un laico che ne sa più di un prete o che è più capace.

Tutto sarà diverso alla ripresa della “normalità”, non soltanto perché molti si ritroveranno disoccupati e busseranno alle porte delle nostre parrocchie, come già in parte sta accadendo, ma anche dal punto di vista ecclesiale e pastorale.

Da circa un mese ormai, i nostri laici, hanno dovuto “fare da soli”, a casa, riscoprendosi sacerdoti della famiglia, presidenti di celebrazioni domestiche, guide di preghiera, organizzatori del culto domestico, mettendo in pratica, di fatto, quel triplice munus sacerdotale, profetico e regale di Cristo cui partecipano tramite il battesimo.

Le case si sono finalmente trasformate in chiese domestiche, santuari, monasteri dove ritrovare il silenzio della preghiera in mezzo alla vita quotidiana, quel “deserto nella città” proposto da Fratel Carlo Carretto, ormai diversi anni or sono.

Tutto ciò che i documenti ufficiali del magistero della chiesa ed una pastorale accorta ha sempre cercato di realizzare, nella fatica di una formazione che rispettasse gli orari e gli impegni familiari, questo tempo di Quaresima-Pasqua vissuta tra le mura domestiche lo sta finalmente realizzando.

Al rientro nella vita ordinaria, noi pastori, non potremo più tornare a considerare questi fratelli laici, che la sofferenza ed il doversi gestire da soli la loro vita cristiana ha fatto maturare, come li abbiamo considerati prima di questa dolorosa, ma performativa esperienza. Non potremo più considerarli semplici spettatori passivi, di un clero che “gestisce” il sacro senza tenerli in considerazione.

Dovremmo partire dal riconoscere un ministero di fatto che hanno dato prova di saper svolgere come hanno potuto, e da lì ripartire per la chiesa di domani.
Nulla potrà più tornare come prima di questa esperienza di vita e di morte che stiamo vivendo. Mai come in questi giorni mi vengono in mente le Parole dell’Apostolo Paolo: «Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio…» (Rm 8,28) scorgendo in filigrana dentro questa triste e dolorosa storia, il filo rosso da cui ripartire per la chiesa di domani.

L’esperienza della pandemia ancora in corso, vede famiglie stroncate, vite perdute sotto gli occhi impotenti degli stessi sanitari o delle famiglie di appartenenza che non hanno potuto neppure essere a fianco ai loro cari durante la malattia o nel momento del trapasso. Ma nel frattempo ci sta restituendo ciò che ci siamo scordati di possedere: gli affetti, i legami, gli abbracci, il potersi guardare negli occhi, stringere una mano…ed ancora la famiglia, la preghiera, la parola di Dio ed un desiderio insaziabile di Eucaristia e comunità.

Ciascuno di noi, insieme al dolore e al sacrificio, sta ritrovando anche il gusto dell’appartenenza. Dalle famiglie, che finalmente hanno ritrovato se stesse, mettendo in campo tutte le migliori risorse umane e cristiane per superare i propri limiti in una convivenza forzata h24 alla quale ormai non eravamo più abituati, perché cresciuti con lo stereotipo di genitori che lavorano tutto il giorno e si ritrovano a mala pena la sera, quando non sono turnisti, fino alle comunità di vita consacrata che stanno riassaporando la gioia ed il conforto della vita comune, ritrovando fratelli e sorelle che avevano dimenticato di avere.

Da qui, come chiesa, dobbiamo ripartire, da questa Pasqua che ci auguriamo essere finalmente la nostra pasqua, la pasqua rinascita di tutti noi, di un corpo ecclesiale più coeso, più ministeriale in cui ciascun membro fa la sua parte, nel riconoscimento rispettoso di ruoli e competenze, evitando che la mano dica all’occhio non ho bisogno di te e viceversa.

Anche a noi Pastori questa Quaresima lascerà il segno: la consapevolezza che noi siamo Corpo di Cristo, insieme a tutto il santo Popolo di Dio fedele, e non senza. Insieme siamo la Chiesa di Cristo, insieme nella rispettosa corresponsabilità di ruoli e ministeri diversi ma al servizio del medesimo Corpo di Cristo. Abbiamo sperimentato ciò che sempre abbiamo saputo: non siamo preti da soli, siamo preti al servizio del sacerdozio comune di tutti i battezzati.
Presto sarà Pasqua, la Pasqua di Cristo e nella speranza la nostra Pasqua…

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ESERCIZI SPIRITUALI

DA LUNEDì 6 A MERCOLEDì 8 APRILE ORE 18,30

IN DIRETTA su:
Web: www.santamariadiognina.it

Facebook: Parrocchia Santa Maria di Ognina

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VIDEOCOMMENTO ALLA DOMENICA DELLE PALME di P. Salvatore Farì

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,1-11)

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma”».
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».

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INCONTRIAMO LA PAROLA CHE CI DONA LA VITA a cura di P. Angelo Mangano

Catechesi ai giovani su: La resurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45)

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

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